martedì 22 gennaio 2019

ASSASSINIO ALL’IKEA

Giovanna Zucca, ASSASSINIO ALL’IKEA, Fazi,2015, 285 pagine

Finito proprio ieri sera e mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca, io amo i gialli e questo però non mi ha convinto, in realtà l’omicidio è solo di sfondo, la storia che si narra è quella di due amiche, delle loro vicende. È un insieme di vari generi e non saprei bene dove collocarlo: giallo? Formazione? Humor? Tendenzialmente il mix mi piace, ma in questo caso non vedo ben sviluppato nessuno dei tre e questo non mi soddisfa ma magari sono io troppo esigente. Poi mi convince poco il modo di parlare, da veneta, non riconosco nei protagonisti padovani il nostro modo di parlare, un peccato perché, dal mio punto di vista perde un po’!

In ogni caso è un romanzo che si fa leggere, i capitoli non troppo lunghi danno un buon ritmo così come la scrittura a più punti di vista, anche se, secondo me, andrebbero divise in maniera più netta i cambi di narratore, a volte ci si perde le prime righe per capire chi sta parlando o di chi lo sta facendo l’autore! Un plauso però alla descrizione dei personaggi, le caratteristiche di ognuno riportano a immagini chiare davanti agli occhi, con tratti chiari e marcati e per me, che conosco bene Padova, riuscivo proprio a immaginarli sotto i portici o nelle vie. 

UN LADRO GENTILUOMO

Alessia Gazzola, IL LADRO GENTILUOMO, Longanesi, 2018


Alice Allevi a me piace un sacco: un po’ sulle nuvole, un po’ sfigata, un po’ incasinata, tanto curiosa e sognatrice insomma una di noi! Anche l’ultimo romanzo non si distanzia dagli altri, al centro c’è lei nella doppia veste di medico legale alle prese con un caso di omicidio e di donna innamorata di un collega. Questa volta cambia la location, non più Roma, ma, come anticipato nel Romanzo precendente, una nebbiosa, umida e piccola città del nord, praticamente un disastro per una abituata alle temperature e al sole di Roma. Ritornano i soliti personaggi nonostante la distanza e non potrebbe essere diverso, ci si affeziona troppo alla nonna, al commissario e alle amiche. Alessia Gazzola, l’autrice, per ora è molto brava a trovare sempre nuovi argomenti e nuove matasse da sbrogliare, cosa non facile dato il numero di romanzi con la stessa protagonista e anche questa volta non mancano i momenti di suspance, di divertimento, di ironia. Io lo consiglio, se vi piacciono i gialli, le storie d’amore e i libri divertenti, qui trovate un bel mix scritto in maniera impeccabile. 

mercoledì 16 gennaio 2019

Letture leggere da allattamento

SARAH MORGAN, Puffin Island
Ci sono periodi della vita in cui si ha bisogno di letture frivole, leggere e soprattutto a lieto fine. I miei momenti per il genere romanzi rosa erano il periodo post esami universitari e ora è il periodo post parto; io non sono un’amante delle letture su come crescere i bambini e preferisco di gran lunga i romanzi. Avevo letto una trilogia di Sarah Morgan già qualche tempo fa ed era esattamente ciò che cercavo in questo periodo, così, dopo il parto ne ho lette Altre 2 due trilogie, in particolare ho iniziato il 2019 con   la trilogia di Puffin Island, luogo in cui sono ambientati i tre Roman i con protagoniste tre amiche e tre amici ma ecco le recensioni divise per romanzo:
SARAH MORGAN, La prima volta è per sempre, Harper Collins, 2015
La prima volta è per sempre è il primo libro della trilogia di Sarah Morgan: Puffin Island, isola del Maine che fa da sfondo a tutti e tre i romanzi! Emily, la protagonista, si ritrova di punto in bianco a vivere un’altra vita, diversa da quella che faticosamente si era costruita: viene licenziata e si ritrova a dover allevare la figlia di sua sorella, un’attrice di Hollywood,morta in un incidente aereo. Emily sarà costretta a scappare da New York per proteggere una bambina che in realtà lei non vuole, per fare questo si nasconderà nel cottage della sua amica Brittany a Puffin Island. Tutti é molto difficile per la protagonista perché quello che le sta succedendo la costringe ad affrontare tutte le sue paure che riemergono dal passato ma ci sarà Ryan ad aiutarla e alla fine Emily scoprirà che non tutto il male viene per nuocere e le paure si possono superare. Un classico libro rosa, leggero che mette di buon umore e aiuta nei momenti tristi grazie al suo lieto fine. La sua lettura mi ha intrattenuto piacevolmente e il tema della bambina e del ruolo del genitore è inedito per Sarah Morgan, questo lo ha reso interessante e coinvolgente soprattutto in questo periodo della mia vita tra poppate, compiti per casa e litigi in fase preadolescenziale
. Lo consiglio a chi ha voglia di rilassarsi o non ha la testa abbastanza concentrata per letture impegnative. Poi, come sempre, le descrizioni dei paesaggi mi fanno venir voglia di vedere questi posti, intanto sono andata a controllare la cartina per vedere dove si trovano.

SARAH MORGAN, Qualcosa di meraviglioso, Harper Collins, 2015
 Brittany è la protagonista del secondo romanzo della trilogia di Puffin Island. Lei è un’archeologa che gira per il mondo è che evita il suo ex marito da 10 anni. Il loro matrimonio, fatto in tenera età, era durato solo 10 giorni e l’aveva letteralmente distrutta, ne età uscita solo grazie alle amiche Emily e Skilar protagoniste degli altri due romanzi. Brittany è costretta a tornare sull’isola a causa di un incidente durante gli scavi in Grecia, lì incontra Zach, il suo ex marito che ora é un pilota privato. I loro primi incontri sono terribili, lei si rende conto di amarlo e odiarlo allo stesso tempo ma non vuole farlo sapere a lui. Lui è schivo e freddo a causa di un’infanzia terribilmente dura. Grazie ai loro amici, alla famiglia adottiva di lui che vive sull’isola, alla rete degli isolani e al campo estivo per ragazzi in cui saranno costretti a collaborare, riusciranno a tirare fuori tutto gli scheletri dall’armadio e a conoscersi meglio per avere un nuovo vero inizio e cancellare il burrascoso passato e non mancheranno, come sempre nei romanzi di Sarah Morgan dei momenti di grande romanticismo alternati a quelli di sano erotismo dando un tocco più accattivante che mi piace parecchio. Un romanzo a metà strada tra ‘I love shopping’ e ‘50 sfumature’ da leggere quando si ha bisogno di rilassarsi e vedere il lato rosa della vita. Pecca negativa il fatto che il tema del matrimonio lampo fatto in gioventù era già stato utilizzato dalla scrittrice e aveva avuto identica fine e anche i protagonisti hanno delle caratteristiche in comune, quindi da un certo punto in poi mi aspettavo già quello che sarebbe successo! Insomma Sarah, un po’ più di fantasia potevi mettercela, che ne so: un amico d’infanzia, l'ex Marito dell’amica ma non proprio lo stesso tema.

SARAH MORGAN, Natale a Puffin Island
Ultimo  romanzo della serie dedicato alla terza amica, l’artista Skylar, la sua storia d’amore riprende soggetti già visti in Sarah Morgan e questo lo rende un po’ più noioso, ma è anche l’unico che si svolge per lo più distante dall’isola, infatti il tutto inizia a Londra. Skylar si ritrova sola e ferita sia nel corpo che nello spirito ma ci sarà Alec ad aiutarla e a mostrare un lato di sè, generoso e altruistico, che fino ad allora aveva tenuto per nascosto per paura di soffrire e far soffrire ancora. Anche in questo, come negli altri due romanzi, emerge l’importanza del vissuto e come questo influenzi il nostro presente e, talvolta, ci blocchi nelle nostre paure. Un argomento interessante che mi ha fatto riflettere, quindi anche un romanzo rosa può nascondere un po’ di psicologia e di filosofia che riscontriamo tutti i giorni nella nostra vita ma su cui magari non ci soffermiamo.


Nuova rubrica

Ho deciso di far partire una nuova rubrica di recensioni e libri per due motivi:
1 Conteggiare i libri letti in un anno perché ogni volta, a dicembre, cerco di fare i conti ma ahimè non mi ricordo mai tutto;
2 Ho deciso di partecipare a un book challenge cioè una sorta di gara di lettura cn degli obiettivi e, per dimostrare di aver letto i testi, bisogna recensirli.
Spero così di farvi venire voglia di leggere e soprattutto attendo i vostri commenti!

martedì 15 gennaio 2019

E si torna al lavoro!

33 giorni dopo il parto, si torna al lavoro, la cosa più difficile è accettarlo: mentalmente avrei fatto un altro po' di pausa ma con la partita iva funziona così. Non che possa lamentarmi, ho deciso io con quanti ragazzi partire, quante ore fare e Agata era lì con me; unico inghippo iniziare il giorno dopo la sua prima colica notturna.
Mi piace il mio lavoro e i ragazzi che seguo sono bravi, non è stato traumatico ricominciare e le soddisfazioni ci sono sempre ma, da un punto di vista femminile, c'è qualcosa che non va: la maternità dovrebbe essere rispettata e trovo assurdo che una donna possa lavorare fino all'ultimo mese, è vero, l'ho fatto anche io ma il mio lavoro è in casa, seduta e se avevo bisogno mi mettevo sul divano: i ragazzi e i loro genitori lo sapevano e comunque, nonostante queste attenzioni ho avuto il parto più difficile dei tre...vorrà pur dire qualcosa? Negli altri in cui sono arrivata riposata e tranquilla non ho avuto il minimo problema.
Mi immagino già alcuni dire: 'avete voluto la parità, eccola!' Ma non funziona così la cosa, la parità funziona nel momento in cui, a uguale mansione corrisponde uguale stipendio ma soprattutto nel momento in cui c'è rispetto per quello che una donna è e rappresenta anche come possibile madre. Dare a una famiglia i giusti supporti, significa dare la parità e soprattutto dare un futuro alla vita.

venerdì 7 dicembre 2018

Meno 3

Primo pomeriggio senza lavoro ed effettivamente è tutto molto strano, un sacco di tempo libero quindi tempo per scrivere. Mancano 3 giorni al fatidico D DAY, ma, essendo la terza, ogni momento è possibile e infatti i messaggi e le domande: 'come stai?' 'senti qualcosa?' 'segnali?' ecc che di solito iniziavano il D DAY, sono iniziati con settimane di anticipo.
Lo spiegano al corso preparto che il vero stress da parto in realtà è questo? E' bellissimo che la gente si preoccupi per te, sia chiaro, ma già sei arrivata al punto in cui non ne puoi più perché vorresti arrivare alle scarpe senza contorsionismi, vorresti vederti tutte le parti del corpo, vorresti raccogliere gli oggetti da terra senza rischiare di rotolare, vorresti muoverti senza sembrare una foca o un pinguino, vorresti starci dentro all'abbigliamento senza che un pezzo di pancia esca, vorresti non macchiarti sempre sotto la pancia dove non vedi un cavolo e quindi rimani macchiata agli occhi di tutti, tranne i tuoi. Insomma, già è complesso di per sè, non serve aggiungerci fattori esterni, senza contare che ho scoperto che, se per caso, osi dire che hai qualche minimo fastidio, le domande raddoppiano perché tutti pensano che sia il momento, quindi sappiate che se mi chiedete come sto, rispondo: bene; se mi chiedete se ci sono segnali, la risposta è no, insomma la prossima notizia ufficiale e reale sarà la nascita, fino ad allora, potrò solo dirvi che sono stanca e che vorrei che nascesse, tutto il resto potrebbe essere vero o falso, non lo saprete mai.
Poi penso alla mia amica, già in più 7, le sta provando tutte pur di convincere la sua pargola (anch'essa femmina e quindi già di per se autonoma nelle scelte) a uscire ma anche lei ferma immobile, neanche la luna convince queste due.
Devo dire che in quanto a metodi per partorire, posso darvi la lista completa di quelli che sto provando e che mi hanno suggerito, qualcosa a metà strada fra lo scientifico e il magico:
- Camminate...almeno mi si rassoda il sedere che male non fa;
- Carponi...le mie ginocchia non sono felici;
- Magnesio + tisana foglie di ciliegio + perle di enotera...almeno mi stanno sistemando e regolarizzando l'intestino, non partorirò ma il mio fisico ne sta sicuramente giovando;
- Camminata in salita...no, non fa per me neanche in situazione standard, figuratevi se ci penso adesso e comunque da casa è troppo distante e la mia vescica non regge;
- Pulire casa...è inutile, pulire non funziona mai, è solo un obbligo ma almeno quando avrò visite la casa sarà decente;
- Alzare pesi...ho spostato le piante per l'interno alzandomi e abbassandomi, almeno le ho salvate da morte certissima, ora è solo morte probabile (però ho ancora una stella di Natale dello scorso anno, striminzita, rachitica ma viva);
- Abbuffata...non valida ed estremamente contro producente, stai malissimo ma non partorisci e ti becchi pure una notte insonne;
- Togliere le tende...mi spiace ma a dicembre non lavo le tende, fuori discussione;
- Lavare i vetri....vedi pulizie;
- Chiudere tutto ciò che c'è in sospeso: fatto, non ho più niente da fare prima del parto quindi potrebbe decidersi, a meno che, non aspetti che sia libera dagli impegni delle sorelle, giusto per non inimicarsele subito, allora sappiate che potrebbe nascere tra il 9 e il 12, così non perderei neanche un concerto, recita ecc.
- Luna: è oggi ma, a differenza di Maddalena, questa sembra non essere interessata neanche al fattore lunare.
Per ora non ne so altri, se non che è Caoduro e farà di testa sua e intanto noi attendiamo.

sabato 6 ottobre 2018

Ritorno a Erto capitolo 2


Stretta tra quelle braccia ancora così forti fatico a pensare, non me lo aspettavo, non è da lui.
Mentre la mia mente vaga su questi pensieri, si stacca e mi guarda, non sappiamo cosa dire, per fortuna interviene Giovanni:
Sei sempre bella uguale sorellina! – mi dice mentre si fa spazio tra me e papà e mi abbraccia pure lui. Non sono abituata a tutti questi gesti di affetto in generale, meno ancora da loro. Mio padre non mi aveva mai stretto e mio fratello tendenzialmente mi pizzicava per dimostrarmi quanto bene mi volesse ma erano passati tanti anni e per loro, come ha detto Elisabetta io ero morta.
Venite, è pronto, sedetevi!– mia madre ci chiama a tavola ed Elisabetta riprende il centro della scena.
Zia, ma tu dove vivi? In cielo?
Sorrido: – No, vivo in una città un po’ distante da qui ma neanche troppo, si chiama Padova.
In una città? Ma di quelle con i palazzi grandi e tante macchine che corrono? Come Belluno?
Mi sa che ha molti più palazzi e più auto di Belluno!
E hai il giardino grande, grande come il nostro qui dietro? – Chiede indicando il vetro che ha dietro la schiena.
No, vivo in un appartamento, ho solo un piccolo terrazzo!
Non hai il giardino?– sembra sconvolta ma proprio in quel momento sento la porta aprirsi – È la mamma, aspetta che vado a dirle che non svenga!
Sento la piccola bisbigliare, poi vedo il volto di Lucia comparire sulla porta pallido:
Allora è vero!
Già!– le dico alzandomi e dandole due baci sulle guance. Non riesce a dire molto e i piccoli richiamano la sua attenzione, si dirige verso di loro continuando a fissarmi. Torno a sedermi e continuo a mangiare, neanche i piatti di mia madre sono cambiati, buoni come allora e adesso che ho imparato a cucinare li amo ancor di più perché ho capito quanta fatica e impegno servono.
Il pranzo prosegue tranquillo, mi raccontano come va la vita lassù e cosa fa Lucia, mio padre non parla finché non arriva il dolce, ormai deve tornare alla stalla.
Quanto ti fermi? – mi chiede a bruciapelo.
Non lo so, forse qualche giorno!– rispondo sincera, alla fine non ci avevo pensato.
Dove dormi?
Il mio silenzio fa capire che non ho pensato a nulla.
Di sopra, nella camera di Elisabetta!– risponde Lucia
Siiiiiii, che bello! – esulta la piccola.
Non vorrei disturbare. – cerco di obiettare ma penso che la mia sia più paura di rimanere lì.
No zia, ci sono due letti, staremo benissimo! – si alza mi prende la mano e mi trascina su per le scale.
Sospiro mentre mi mostra la camera, era la mia, un groppo mi sale in gola, la tensione degli ultimi anni in quella stanza si fa sentire, come se non fosse cambiato nulla eppure è tutto diverso, per la prima volta penso che non so se ho fatto bene a venire né soprattutto a rimanere, mi siedo sul letto che Elisabetta mi concede e penso che non ho bisogno di sentire Alberto ma il telefono è nella borsa che ho lasciato al piano di sotto.
Elisabetta, vado a prendermi la borsa e la valigia ok?
Va bene, poi però ti mostro tutta la casa, è bellissima.
Le faccio un cenno del capo, lei non sa quanto sia difficile per me rivedere quelle mura, non può saperlo. Espiro mentre esco dalla stanza chiudendo la porta.
Difficile vero? sobbalzo nel sentire la voce di mio fratello, non mi ero accorta di lui. Scusa, non volevo spaventarti, ho pensato di portarti valigia e borsa.
Grazie, stavo proprio scendendo a prenderle. È strano rientrare in questa camera, non ero molto felice quando l’ho lasciata e anche se è completamente diversa...mi ricorda ancora troppe cose.
Muove appena la testa, lui non parla mai molto e anche adesso chiaramente non sa cosa dire, non fanno per lui questi discorsi, almeno in questo non è cambiato. Mi passa le mie cose.
Noi andiamo a lavorare, Lucia è a casa fino alle quattro anche se adesso sta cercando di addormentare i bambini, comunque c’è mamma se hai bisogno di qualcosa!
E io… si sente una voce da dentro la camera.
Certo, ed Elisabetta!
Sorridiamo!
Grazie, Elisabetta è una bravissima padrona di casa!
Spero solo che non ti disturbi troppo, è un po’ invadente!mi dice sottovoce.
Rido. Il telefono suona nella borsa, mi scuso e lo prendo. Alberto.