Per chi potrebbe pensare, a ragione, che in questi giorni per noi ci sia solo sagra, volevo informarvi che invece, almeno una volta all’anno, per mezza giornata, finiamo in qualche luogo veneto. A un certo punto arriva un Messaggio, come ieri sera, con scritto domani andiamo al Piave o al mare? Io leggo, sbuffo, elaboro: se dico no, la risposta è ‘non accetti mai le mie proposte’ e mi aspettano lavatrici e asciugatrici come gli altri giorni, se dico sì una giornata in un posto diverso da casa dove Michele tendenzialmente dorme e io guardo i bambini ( come a casa). La risposta quindi è sì perché almeno ci si muove e soprattutto la lavatrice non mi segue e neanche le altre pulizie. L’elaborazione sta nel boicottare le suddette proposte e trovarne una appropriata. Perché non accetto le proposte: al Piave non faccio entrare i bambini se non dove l’acqua è molto bassa quindi sostanzialmente o hanno 2/3 anni o ne hanno almeno 12 e sono femmine. Non riguarda i regolamenti attuali, io ho sempre fatto così perché il Piave è sempre stato pericoloso, ma se non fai il bagno, con i bambini sui sassi scomodi che fai? Quindi vaglio l’opzione due: mare! Allora non si parte prima delle 9.30 perché di solito Michele deve andare in piazza a sistemare documenti della sera prima e comunque i figli sono sballottati dagli orari sagra, non si può rientrare dopo le 16.30 perché tra doccia e sagra dopo sarebbe tardi, a questo punto voi andreste al mare? No, ve lo dico io.
A questo punto metto in moto gli ingranaggi di ricerca di altra attività dove i bambini se la passino, non rompano e io veda qualcosa che mi interessi. Lampadina: cosa non ho mai visto e non è distante: le sculture di Martalar fatte con il legno di Vaia. Cerco la più vicina: Tarzo, lago di Revine. Perfetto, c’è qualcosa da vedere, un lago, dei giochi. Propongo, viene accettato. Si parte, solo che poi si varia, vediamo il leone alato, ma poi caldo, afa e una chiesetta in alto. ‘Andiamo lì!’
Saliamo, saliamo ma la chiesetta di San Francesco non ha parcheggio e allora continuiamo a salire e salire con la teoria di Michele: ‘ alla fine di una strada così, c’è sempre una bettola dove si mangia benissimo!’ E noi sù, sù e ancora sù ( rigorosamente in auto perché l’uomo non ha più ginocchia e io non ho mai avuto voglia di camminare in salita, i figli con noi erano peggio di me), ci fermiamo alla Madonna della neve e poi ancora su perché su mappe c’era scritto agriturismo e quindi via fino al Pian delle femene e lì effettivamente c’era una casera, dieci gradi meno di qui, cibo buono e aria fresca. Pranzo è buonissimo, bimbi che si arrampicavano. Top, ma poi i 5 giorni di sagra e la pancia piena si fecero sentire sulle palpebre calanti dell’uomo quindi, giù giù giù fino al lago e ai giochi per bambini. Michele dorme, io gioco con Agata, Cristiano tra giochi e corse. Quando il livello di sopportazione dei giochi concluso, ho proposto un gelato, svegliato il moribondo, fatto salire in auto e ci siamo fermati a Follina. Gelato, ore 16.15 di nuovo a casa. Figlia 3 prima stanca non vuole la sagra, poi la vuole, poi no, poi sì, alla fine si è cambiata in 5 minuti e non lo fa neanche sotto minaccia normalmente e via a far servizio. Altra serata tra me e Cristiano.






