Al tramonto l’auto lo abbandonò, tra le nevi di un paese diroccato in
mezzo all’aquilano, lui solo tra il freddo e la notte che lentamente
usciva dall’Appennino. La prima cosa che fece Franco fu prendere il
telefono con la certezza del professionista a cui non si può dir di no:
il segnale era assente, si trovava in un paese dimenticato da Dio e
dagli uomini. La sicurezza dentro di lui cominciò a incrinarsi, alzando
la leva del cofano, voleva provare a sistemarla da solo, ma lui di
motori non ne sapeva nulla, lui era abituato a telefonare: con una
telefonata sapeva risolvere qualsiasi problema in ogni parte del mondo,
ma per il fai da te non aveva mai avuto né tempo né voglia.
“Maledetto viaggio di piacere!” pensò. Mirella aveva insistito tanto,
voleva a tutti i costi fare un fine settimana in una SPA, per
rilassarsi, diceva lei, e così dopo mesi e mesi Franco aveva accettato,
ma lui sarebbe arrivato solo il venerdì in serata, perché prima aveva
degli appuntamenti di lavoro.
Lì in quella strada deserta, ai piedi di un paese abbandonato, l’uomo
d’affari aveva solo due possibilità: aspettare nell’auto fredda il
passaggio di qualcuno oppure incamminarsi alla ricerca di un segno di
vita che per ora non vedeva.
Decise di star lì fermo in attesa ma dopo mezz’ora non era cambiato
nulla, tranne che la notte si era completamente impossessata della
strada, solo la luna, alta in quel cielo freddo illuminava l’intorno.
Franco scese dall’auto, prese da sotto il sedile il gilet e ringraziò la
moglie che glielo aveva comprato e sistemato in auto, raccolse la
ventiquattrore, chiuse l’auto e cominciò a vagare per quell’unica strada
di fronte a sé.
La solitudine e il silenzio non facevano parte del suo essere, lui
viaggiava tra appuntamenti di lavoro, intervallati da telefonate
lunghissime, mail, messaggi: una vita sempre connessa e sempre
organizzata nel dettaglio da Silvia, la sua segretaria. Mai un
imprevisto, mai un momento di ritardo. Che strana sensazione essere
improvvisamente solo con se stesso, cominciò a pensare alla settimana
successiva, a tutto ciò che lo aspettava, ma dopo 20 minuti aveva già
ripassato il suo planning ed era riuscito a incastrare anche una
telefonata alla figlia a Londra e ora su cosa poteva concentrarsi?
Dentro di lui sentì una stretta allo stomaco, una sorta di ansia che lo
pervadeva: oltre al lavoro cosa aveva? Cosa sapeva di sua figlia
Rebecca? Lavorava a Londra, in una galleria d’arte, ma oltre a ciò?
Aveva forse un fidanzato? Viveva con qualcuno? Sì, sua moglie sapeva
tutto, aveva delegato a lei il compito di badare alla figlia fin dalla
nascita, quante cose aveva perso. Lui non c’era mai, era in viaggio di
lavoro, a una riunione importante e lì in quella solitudine capiva che
non poteva pensare a sua figlia perchè la conosceva meno della sua
segretaria. La stretta allo stomaco peggiorò e decise di cambiare
pensieri, si concentrò su sua moglie: Mirella, era una parte di lui,
fuori dall’ufficio era lei a far sì che tutto fosse sempre perfetto: la
casa, le uscite ufficiali e quelle con gli amici, le cene, gli abiti.
Tutto sempre egregiamente pronto. Ma neanche di lei sapeva molto, cosa
faceva durante il giorno? In tutte quelle ore in cui era sola? Forse
andava in palestra o al bar con le amiche, o rimaneva chiusa in casa?
Non si ricordava neanche se avevano una signora per le pulizie o meno
eppure senza Mirella non avrebbe mai potuto vivere.
Quella solitudine, quel silenzio gli facevano male, stavano scavando
dentro di lui come non era mai accaduto, non aveva mai provato quel
senso di angoscia che ora stava vivendo e che lo portava in un limbo di
instabilità, quei pensieri lo avevano colpito come un pugile che ha
abbassato la guardia, quel destro l’aveva preso in pieno e lo aveva
messo K.O.
«Ehi! Hai bisogno di un passaggio, vecchio?» Quella voce giovane lo fece
sobbalzare, non si era accorto dell’auto che era sopraggiunta, non
riusciva a rispondere.
«Va tutto bene?» Continuò il ragazzo, un po’ preoccupato da quell’uomo
ben vestito, che sembrava totalmente stranito «Ti serve un passaggio?»
«Sì, scusa, la mia macchina è in panne!» Franco salì nel posto del
passeggero, spiegò dove doveva andare, il ragazzo lo rassicurò e gli
diede il numero di un meccanico; finalmente si rilassò. Non vedeva l’ora
di abbracciare sua moglie e di sentire sua figlia, aveva bisogno di
loro, delle loro voci, delle loro storie, della loro e della sua vita.
Pensò che forse stava solo diventando vecchio o che forse era colpa del
luogo ma che qualsiasi fosse stata la motivazione ora si sentiva felice,
sapeva cosa fare e come farlo.
giovedì 17 marzo 2016
venerdì 11 marzo 2016
Quattro amiche
Erano in quattro come le
protagoniste di Sex and the city
ma delle newyorkesi avevano proprio poco (nessun party tra
personaggi famosi, né rubriche su un giornale o cene di gala, nessun
riccone pronto ad andare a Parigi per riprendersele, beh neanche
nessun pittore che le portasse nella città più romantica del mondo,
al massimo il viaggio se lo organizzavano da sé e costringevano il
marito a seguirle, però il blog quello sì, una di loro ce
l'aveva), la loro vita si
destreggiava tra le incombenze di mamma, moglie e lavoratrice di un
qualche tipo, per fortuna che a tenerle aggiornate una dell'altra
c'era whatsapp. Quella serata era nata proprio nella chat, erano
troppi mesi che non si vedevano e avevano proprio bisogno di sedersi
attorno ad un tavolo: da sole a chiacchierare su tutto e tutti, a
raccontarsi tutte le novità che la vita stava dando ad ognuna di
loro.
Marta
sarebbe partita alle 21.30 da casa e le avrebbe recuperate una ad
una. Sì quello era l'orario giusto per loro: bimbi a letto, cucina
riassettata e pure una sistemata personale davanti allo specchio;
solo lo stomaco era un po' contrario a mangiare così tardi, non era
più abituato, ma una volta ogni tanto ne valeva la pena. 'Arrivo!'
messaggio chiarissimo e nessuna si fece aspettare, avevano anche già
deciso dove andare: un pub carino, cibo buono e vario e musica bassa
così avrebbero potuto chiacchierare al meglio (ogni tanto
ma proprio raramente andavano pure in discoteca fino alle 4 del
mattino, ma questo non era il caso).
Avevano tutte delle novità da raccontare ma Silvia era tra loro la
più estroversa e chiacchierona tanto che cominciò già a parlare in
auto: - Ragazze (sì, non lo erano più ma tra loro
continuavano a chiamarsi così nella speranza che anche il Tempo lo
capisse e tornasse indietro di una decina d'anni)
ho un problema gravissimo!- Il suo tono serio preoccupò le altre,
Chiara sedutale di fianco nel sedile di dietro la guardò e le disse
con il tono della suora pronta ad una confessione, nella sua testa
già si palesava una grave malattia, una separazione o un omicidio: -
Racconta!-. - Il sesso con mio marito non funziona più!- Elisabetta
e Marta dai sedili davanti scoppiarono a ridere, Silvia passava da:
'mio marito è meglio di Rocco Siffredi '(neanche lo avesse
provato) a 'è
già in andropausa!' - Non ridete, sono seria!- Chiara con un gesto
del viso la invitò a continuare cercando di trattenere le risate. -
Insomma, ormai già da qualche settimana raggiunge l'orgasmo molto
prima di me e poi, bang si addormenta come un coniglio dopo aver
inseminato-. - Carina l'idea del coniglio però il maiale ci sarebbe
stato meglio!- Disse Marta mentre Elisabetta che in questo argomento
era sicuramente la più esperta per il suo passato universitario
molto vivace sentenziò: ' Con un dildo o con uno giovane risolvi
ogni problema!' Lei era sicuramente la più scaltra e la più
diretta! - Eli!!!!- dissero in coro le amiche in una finta
riprovazione per le sue idee. - Beh non vorrete mica che rimanga
insoddisfatta, almeno così si diverte, se siete troppo perbeniste
per il toy boy almeno il dildo, ed evitate di fare le facce da suore
che non lo siete!- Tutte e tre cambiarono di colpo l'espressione del
volto e si misero a ridere. Marta prese la palla al balzo: 'Beh
ragazze, visto che stiamo parlando di questo, mi hanno proposto una
di quelle dimostrazioni in cui si parla di benessere della persona in
particolare della donna, dove c'è un po' di tutto, anche per...- era
un po' imbarazzata a parlarne- insomma per i momenti più intimi! Sì
ma da un punto di vista salutistico.- si affrettò a dire. - Beh
sicuramente con certi oggetti nel comodino una donna sta sicuramente
meglio, rompono anche molto meno di un uomo!- rispose Eli che aveva
capito già di cosa stesse parlando. - Scusa, ma cosa vendono? Quei
cosi lì?' - chiese Chiara stupita.- Quei cosi lì si chiamano
Dildo, a 30 anni suonati chiamali con il loro nome! Ma sì, non hai
mai sentito queste dimostrazioni? Vendono anche manette e gel!-
Elisabetta si stava divertendo come una pazza nelle descrizioni, le
facce delle sue amiche sembravano sempre più interessate. - Ma anche
gel ritardanti?- si informò Silvia – Beh, immagino di sì ma non
ci sono mai stata ad una loro serata.- rispose Elisabetta un po'
contrariata perché non era ben informata. - Se neanche Elisabetta
c'è mai stata dobbiamo proprio organizzare!- sentenziò Chiara. -
Fatta! Appena arriviamo al parcheggio mando un messaggio alla
dimostratrice, così troviamo un giorno che vada bene a tutte.- disse
Marta. - E chissà che mi risolva anche i problemi!- sospirò Silvia.
Risero tutte e quattro, erano arrivate al pub. - Intanto potresti
evitare di spogliarti quando lo fate, tieniti su un bel pigiamone in
pile, vedrai che avrà molti più problemi!- disse Marta scendendo
dall'auto e prendendo in mano il cellulare. - Tu fai così?- Le
chiese Silvia mentre si incamminava verso l'ingresso del locale. -
Anche di peggio!- rispose Elisabetta, - adesso vi racconto cosa ho
combinato io l'altra notte.- La serata si prospettava frizzante e
sicuramente avevano un sacco di argomenti di cui parlare.
giovedì 10 marzo 2016
il mio voto
Quella notte non ero riuscita a dormire
bene, ero troppo agitata per riposare. La mattina appena avevo
sentito il gallo cantare mi ero alzata, avevo aperto le imposte, il
sole stava appena nascendo, era ancora presto ma ero troppo nervosa.
Sono andata a prendere l'acqua e ne ho messa sul tinello, ho
indossato il vestito della festa, quello delle grandi occasioni, le
scarpe migliori, mi sono seduta al tavolino per lavarmi la faccia e
pettinarmi. Quando sono scesa mio padre, mia madre e mio fratello
erano già seduti a fare colazione, i loro sguardi al mio ingresso
erano sconvolti: - Perché ti sei vestita così?- Ha chiesto mio
padre con il suo tono duro. - Oggi è un grande giorno per il mondo!-
Ho risposto e mio fratello si è messo a ridere: - Guarda che negli
altri paesi le donne votano già!- Non poteva capire la mia gioia, ho
lasciato stare, mi sono messa a mangiare un po' di pane e poi è
arrivato Gianni, già non potevo andare da sola, non sarebbe stato
bello a vedersi.
Finalmente ero di nuovo sola: io, un
foglio di carta e una penna per scrivere. La mia mano tremava, non
riuscivo a tener fermo il pennino, il mio stomaco si era occluso e
piano piano una lacrima mi è arrivata agli occhi. L'emozione era
così grande che non riuscii a non piangere, per la prima volta nella
mia vita, ciò che pensavo contava qualcosa, sarebbe servito per
delle decisioni importanti. Prima di uscire mi sono asciugata gli
occhi, non stava bene piangere in pubblico. Appena fuori, Gianni era
già lì che mi aspettava: 'Quanto ci hai messo!' mi ha detto. Gli ho
risposto che era una scelta importante, non potevo non pensarci. Lui
si è messo a ridere: 'Non sapevi già cosa votare?' 'Non ho mai
votato e volevo pensarci ed essere sicura di mettere i segni al posto
giusto – stava per ridere come se fossi una scema, mi fermai
davanti a lui e lo guardai dritto negli occhi – tu sei sicuro di
aver fatto giusto? Neanche tu hai mai votato! -Ho fatto come mi ha
detto mio padre! - Non riuscivo a crederci, anche per lui era la
prima volta dopo anni di fascismo e lui faceva ciò che diceva suo
padre, non aveva un pensiero suo, glielo dissi, lui cominciò a
borbottare qualcosa contro le donne e su cosa stava creando questa
nuova forma di libertà. Salimmo in auto e non dicemmo più nulla. A
casa mia entrò, avrebbe mangiato lì. A tavola Gianni, mio padre e
mio fratello cominciarono a parlare delle votazioni, della politica,
della guerra ma nessuno di loro nominò il voto alle donne. Sapevo
che mio padre era contrario e sapevo che mia mamma era troppo in
soggezione per andare a votare visto che lui non lo voleva o forse
neanche lei era d'accordo: nel suo ruolo di donna di casa, capiva le
preoccupazioni di un uomo ormai vecchio, per mio padre quello era
solo l'inizio della fine. Mangiammo nel silenzio di noi donne,
sentivo il disagio attorno a me, a quello che avevo fatto e che papà
non voleva, poi verso la fine mia madre si alzò, tornò a tavola con
il dolce delle feste, quello troppo costoso per una giornata
tradizionale come quella. Me lo mise davanti, mi guardò negli occhi
e disse: 'Oggi è un grande giorno per noi!'
mercoledì 9 marzo 2016
La formichina del dentino
Arrivati all'età scolare, ecco una nuova incombenza...la formichina del dentino.
Al primo dentino con Maddalena è andato tutto alla grande, oltretutto ha avuto diverse formichine, tutte bene informate che hanno fatto arrivare banconote di piccola taglia in piena notte, con una precisione svizzera, neanche fosse stato un ricatto. Naturalmente queste formichine dopo il primo dentino hanno deciso che non era più competenza loro o forse hanno fatto i conti sul numero di dentini che si sarebbero levati e sul numero reale e potenziale di nipoti nel prossimo futuro: insomma facendo 2+2 hanno chiuso i portafogli.
Bene, ora la formichina è rimasta una sola!
Secondo dentino, tutto benissimo...salvo che, dopo qualche settimana, Maddalena ha scoperto una scatolina d'argento con dentro i suoi primi due dentini. Alla domanda: mamma perchè ci sono i miei dentini se li aveva portati via la formichina? La prima risposta è stata: 'scusa Maddalena mi sono dimenticata di dirti che i primi li ha riportati per ricordo'. Diciamo che a volte penso che Maddalena mi creda solo per pietà nei miei confronti, forse pensa che io sia una pazza!
Ma il problema più grande è sorto al terzo dentino: la formichina, distrutta da una giornata molto intensa, si è addormentata prima di mettere il soldino, il formicone arrivato a casa più tardi non ci ha neanche fatto caso e quindi, la mattina successiva: il cataclisma...Maddalena appena sveglia corre giù (al che mi sono chiesta perchè andasse così velocemente, la formichina era evidentemente ancora molto assonnata) e torna immediatamente su disperata. Quanto mi sono sentita in colpa, dovevo rimediare. Ho rimandato Maddalena a letto, le ho detto che era prima del solito e che quindi non era ancora passata( ho ringraziato il cielo che l'orologio del salotto si fosse rotto e che Madda non si interessi ancora alla lettura delle ore). Sono corsa giù e ho cercato di risolvere il problema, dopo un po' l'ho chiamata per fare colazione. Al che la sua prima frase è stata: 'sei stata tu a metterli?' Naturalmente in quel momento avrei negato qualsiasi cosa purchè mi credesse , comunque mi ha creduto...da quel giorno non mi sono più dimenticata, o meglio la formichina è sempre stata ligia al dovere, anche nell'avere le banconote giuste nel portafogli! E così la mia bella bambina oggi è proprio sdentatina.
Al primo dentino con Maddalena è andato tutto alla grande, oltretutto ha avuto diverse formichine, tutte bene informate che hanno fatto arrivare banconote di piccola taglia in piena notte, con una precisione svizzera, neanche fosse stato un ricatto. Naturalmente queste formichine dopo il primo dentino hanno deciso che non era più competenza loro o forse hanno fatto i conti sul numero di dentini che si sarebbero levati e sul numero reale e potenziale di nipoti nel prossimo futuro: insomma facendo 2+2 hanno chiuso i portafogli.
Bene, ora la formichina è rimasta una sola!
Secondo dentino, tutto benissimo...salvo che, dopo qualche settimana, Maddalena ha scoperto una scatolina d'argento con dentro i suoi primi due dentini. Alla domanda: mamma perchè ci sono i miei dentini se li aveva portati via la formichina? La prima risposta è stata: 'scusa Maddalena mi sono dimenticata di dirti che i primi li ha riportati per ricordo'. Diciamo che a volte penso che Maddalena mi creda solo per pietà nei miei confronti, forse pensa che io sia una pazza!
Ma il problema più grande è sorto al terzo dentino: la formichina, distrutta da una giornata molto intensa, si è addormentata prima di mettere il soldino, il formicone arrivato a casa più tardi non ci ha neanche fatto caso e quindi, la mattina successiva: il cataclisma...Maddalena appena sveglia corre giù (al che mi sono chiesta perchè andasse così velocemente, la formichina era evidentemente ancora molto assonnata) e torna immediatamente su disperata. Quanto mi sono sentita in colpa, dovevo rimediare. Ho rimandato Maddalena a letto, le ho detto che era prima del solito e che quindi non era ancora passata( ho ringraziato il cielo che l'orologio del salotto si fosse rotto e che Madda non si interessi ancora alla lettura delle ore). Sono corsa giù e ho cercato di risolvere il problema, dopo un po' l'ho chiamata per fare colazione. Al che la sua prima frase è stata: 'sei stata tu a metterli?' Naturalmente in quel momento avrei negato qualsiasi cosa purchè mi credesse , comunque mi ha creduto...da quel giorno non mi sono più dimenticata, o meglio la formichina è sempre stata ligia al dovere, anche nell'avere le banconote giuste nel portafogli! E così la mia bella bambina oggi è proprio sdentatina.
martedì 8 marzo 2016
SUPERMAMMA
UUUUUAAAAAAAA tutto comincia così
o…tutto cambia così o forse no, cambia un po’ dopo, quando tuo
marito se ne va a festeggiare con gli amici e l’infermiera ti porta
una culla con dentro un esserino piccolo, piccolo e diciamolo…un
po’ bruttino. Dal momento in cui lo prendi in braccio è finita:
sei cambiata! Non c’è nulla da fare, non l’hanno ancora studiato
ma sono convinta che in quel preciso momento cambi la genetica della
donna, si trasforma, diventa M A M - M A. Possono dirti quello che
vogliono: la società è cambiata, mamma e papà sono genitori a pari
livello, dovremmo chiamarli genitore 1 e 2. COL CAVOLO! E’ la tua
coccola che vuole quell’esserino, è il tuo seno che cerca in
maniera naturale e poi…sarai tu che ti sveglierai di notte sentendo
ogni minimo cambio di posizione, ogni colpetto di tosse, ogni vagito
mentre il papà continuerà beatamente a ronfare e la mattina dopo
vedendo due occhiaie che fanno invidia a Lerch, ti chiederà: Non
stai bene? Tu spiegherai che il bimbo tossiva, piangeva e lui ti
dirà: ‘Potevi chiamarmi,no?’ ‘Scemo, io ti ho chiamato, ti ho
tirato per un braccio, ma tu hai solo cambiato la sinfonia del quieto
russare.’
E’ così che va, diventi mamma ed
ingrani definitivamente la marcia del multitasking, già prima avevi
il sentore di essere più avanti di un uomo, ma ora ne hai la
certezza: finito il lavoro fuori casa comincia quello in casa: baby
sitter, animatrice per bambini, cuoca, collaboratrice domestica,
infermiera di pronto soccorso (eh sì, ora gli infortuni sono sempre
in agguato e anche ogni tipo di virus), psicologa ( dovrai capire
come reagire ad ogni pianto: dal mamma fammi una coccola, al mamma mi
sono fatto male, al mamma ti sto fregando, mamma l’ho combinata ma
se piango sono salvo), impiegata di tutta la famiglia e dei nonni,
porta borse di te stessa e di tuo marito; parrucchiera, estetista,
veggente perché non sempre capire i disegni dei bimbi è semplice e
quando ti chiede cosa ho disegnato, devi avere la risposta pronta; O
quando devi preparare il pranzo e i tuoi figli almeno una volta alla
settimana cambiano completamente le loro preferenze; personal
stopper: se hai una femmina questo è il lavoro più difficile:’ Io i pantaloni neri non li voglio, sono da
maschio; voglio le scarpe di Frozen; Rebecca ha la maglia di
Violetta; le maglie con i brillantini sono le più belle; posso
comprare questo vestitino? Posso le scarpe con il tacco; gli stivali
sono più belli’; di conseguenza a ciò diventi esperta di yoga,
già perché molte volte inizierai una respirazione tantrica per non
avere un attacco isterico in luogo pubblico.
Quante emozioni ti fa provare quella
piccola cosina che ti è cresciuta dentro, quante energie ti fa
trovare in fondo al tuo corpo e alla tua mente. Addio lunghe dormite,
addio momenti di noia, ora tutto vive in una corsa frenetica per
arrivare a sera, per far quadrare tutti gli impegni senza
dimenticarsi qualcuno a scuola o lasciare qualcun altro senza cena.
Quante volte molleresti tutto? Tantissime ma non lo fai per un
momento unico, un’emozione che non ha paragone quando ti dice:
Mamma, sei la migliore mamma del mondo!
lunedì 7 marzo 2016
Tetta
Ciao, mi chiamo Tetta,sì,sono proprio quella che stai guardando, quella che si mette in mostra con una scollatura che viene detta 'audace' per non usare brutte parole,parole volgari,dicono. Sono quella che ogni ragazzina spera le cresca almeno fino ad una terza piena,possibilmente accompagnata da una taglia 42 di fianche e da una pancia piatta,così mi notano di più. Sono quella che dopo una certa età comincia a cedere sotto il peso degli anni passati a non fare sport e degli ormoni che traballano in tutto il corpo; in quel momento vorresti tanto che fossi stata più piccola perché così la caduta di sarebbe notata di meno. Sono quella che viene tirata sù da un reggiseno con ferretto e push up o, per chi può, da un'operazione che mi spara fino al collo in un'improbabile posizione orizzontale e mi fa semeraro una pallina,che quando vedo un cane ho quasi paura che cominci a giocare con me. Sono quella che vedi un po' ovunque sui cartelloni pubblici ai e alla tv. E ti piace guardarmi,non ti fai grossi problemi ma sono anche quella che qualche volta scorgi in un angolo, in bocca ad un cuccioloetto d'uomo appena nato, sono quella che lì ti fa diventare rosso in volto,ti fa distogliere lo sguardo, come se quel gesto di amore materno fosse vergognoso, mostrasse un qualcosa di proibito eppure sono il nutrimento di ognuno di voi, sono la coccola della mamma al bambino. IO rendo donne le donne, IO faccio diventare ragazzine le bambine, madri le donne, IO sono sempre lì ad accompagnarla in un viaggio chiamato vita.
giovedì 18 febbraio 2016
Un uomo in balia del tortellino
Ogni giorno a meno 10 all'una a casa nostra comincia la lotta per non muoversi dalla sedia,ma qualcuno deve andare a prendere Maddalena a scuola...ormai rassegnata,negli ultimi giorni, mi sono adeguata a questo ruolo. Sapendo che sarebbe andata così,l'altro giorno ho deciso di preparare alla donnina i tortellini, prima di partire da casa ho preparato l'acqua e messa sul fuoco,stessa cosa con la moka per il nostro caffè e ho informato il mio illustre marito sui suoi compiti: - quando l'acqua bolle,fra 2 minuti,butta i tortellini e attento al caffè perché la moka anziana ( ha generazioni e generazioni di caffè sulle spalle) non fa più gru gru gru- mi sembrava tutto assai semplice e sono partita moooolto tranquilla. 10 minuti dopo entro in casa con Maddalena e trovo un uomo disperato...si consolava con il cellulare (strano?) con davanti 2 tazzine vuote:- versare il caffè?- lui mi guarda e mi dice che i tortellini l'avevano sconvolto,non capivo. Insomma l'uomo non sapeva che i tortellini si cuocevano in un minuto e quindi questo l'aveva sballato! Da ciò ho imparato diverse cose:
1 mai dare per scontato nulla;
2 insegnare ai figli almeno i tempi di cottura;
3 anche i tortellini possono indurre in depressione;
4 vivo con un uomo e devo ricordare certi limiti;
Oggi ho risolto la cosa preparando il risotto prima e scaldandolo all'arrivo, meglio non rischiare!
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